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sabato 1 novembre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 13


Benché Rosenberg, fin ora, ci abbia presentato la Comunicazione non Violenta soltanto come strumento per comunicare efficacemente e per connetterci agli altri, in realtà essa migliora anche la nostra comunicazione interiore. Possiamo tradurre in sentimenti e in bisogni le molte voci di biasimo e di umiliazione che sono dentro di noi dove, in effetti, spesso esprimiamo i giudizi più aspri
Possiamo affermare con convinzione, che la Comunicazione non Violenta migliora la comunicazione interiore aiutandoci a tradurre i messaggi interni negativi in sentimenti e bisogni. La nostra capacità di individuare i nostri sentimenti e i nostri bisogni e di empatizzare con essi ci può liberare dalla depressione. Possiamo sostituire la Comunicazione non Violenta al “linguaggio che uccide i sogni” e riconoscere che esiste una scelta in tutte le nostre azioni

sabato 25 ottobre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 12


Quando due parti in conflitto hanno avuto entrambe l’opportunità di esprimere completamente quello che osservano, sentono, quello di cui hanno bisogno e ciò che richiedono – e una volta che ciascuna ha dato empatia all’altra – di solito si può arrivare ad una soluzione che soddisfi i bisogni di tutti. Ma in alcune situazioni, tuttavia, la possibilità di svolgere tale dialogo potrebbe mancare, e potrebbe essere necessario l’uso della forza per proteggere la vita di un individuo.

sabato 18 ottobre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 11


Se abbiamo acquisito familiarità con i passi del processo di comunicazione non violenta, possiamo passare ad applicarli allo scopo di risolvere i conflitti. Potremmo essere noi stessi in conflitto con un’altra persona oppure potremmo ricevere una richiesta di aiuto, qualunque sia la situazione, risolvere un conflitto richiede tutti i principi che abbiamo già descritto nei capitoli precedenti: osservare, individuare ed esprimere i sentimenti, rilevare i bisogni alla radice dei nostri sentimenti e formulare richieste che siano fattibili usando un linguaggio d’azione chiaro, concreto, positivo.



Gli unici ingredienti necessari sono: 

sabato 11 ottobre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 10

 



Il tema della rabbia ci offre una singolare opportunità per tuffarci più in profondità nella comunicazione non violenta. L’espressione della rabbia mostra chiaramente la differenza tra la comunicazione non violenta e altre forme di comunicazione poiché mette nitidamente a fuoco molti aspetti di questo processo
Vorrei proporre l’idea che, quando la nostra testa è piena di pregiudizi, giudizi ed analisi sugli altri (gli altri sono cattivi, avidi, irresponsabili, bugiardi, imbroglioni…)  questi giudizi inquinano l’ambiente, valutano il profitto più delle vite umane.  Quanto più questo accade tanto più gli altri sentono giudizi e biasimo; allora si allontaneranno dai nostri bisogni profondi e dalla relazione con noi. 

sabato 20 settembre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 7

 



Gli ultimi quattro capitoli hanno descritto le quattro componenti della comunicazione non violenta: che cosa osserviamo, che cosa sentiamo, di che cosa abbiamo bisogno e che cosa desideriamo chiedere al fine di arricchire la nostra vita. Ora spostiamo la nostra attenzione sull’applicazione concreta di queste quattro componenti. Questa applicazione pratica la chiamiamo con il termine “ricevere con empatia”. L’empatia è una comprensione rispettosa di quello che gli altri provano.

giovedì 18 settembre 2025

IL SILENZIO: Puntata 2 (Spuntini per l'anima)


Il silenzio non è solo la porta d’ingresso alla preghiera o il clima abituale in cui essa si svolge. Il silenzio è già la preghiera, la lode più gradita al Signore (Sal 65,2). È l’atteggiamento specifico dell’umile che conosce molto bene la vacuità dei ragionamenti umani e confida solo nella parola di Dio.

sabato 13 settembre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 6


Ci siamo già occupati delle prime tre componenti della comunicazione non violenta, che riguardano quello che osserviamo, quello che sentiamo e ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo imparato a fare questi passi senza criticare, analizzare, incolpare né diagnosticare gli altri e a fare questo nel modo più adatto a generare l’empatia.

sabato 6 settembre 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 5

 



Nel quarto capitolo abbiamo cercato di sviluppare un vocabolario dei sentimenti che ci permetta di descrivere le nostre emozioni con chiarezza e specificità. Ora proviamo ad assumerci la responsabilità dei nostri sentimenti con la terza componente della comunicazione non violenta

IL SILENZIO (Spuntini per l'anima)



Vi regalo un nuovo "spuntino", a me tanto caro e che mi ha fatto molto bene; spero sia così anche per voi.

sabato 9 agosto 2025

Lectio Divina: Puntata 2 (Spuntini per l'anima)



Decalogo dell’orante

  1. La contemplazione è la meta dell’esistenza cristiana: un giorno vedremo Dio faccia a faccia e lo conosceremo come siamo conosciuti. La contemplazione di Dio che godremo nell’eternità è preparata già da oggi dalla preghiera continua. 

venerdì 8 agosto 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 4


Nel terzo capitolo abbiamo detto che l’osservazione è la prima componente della comunicazione non violenta. Bene!  La seconda componente necessaria per esprimere noi stessi sono i sentimenti. Sintetizzando:

  1. Osservare senza valutare
  2. Esprimere come ci si sente, ossia i propri sentimenti

Sviluppando un vocabolario di sentimenti che ci permetta di descrivere le nostre emozioni con chiarezza e specificità possiamo connetterci più facilmente l’uno con l’altro. Permettere a noi stessi di mostrarci vulnerabili esprimendo i nostri sentimenti, può aiutarci a risolvere i conflitti. La comunicazione non violenta distingue l’espressione dei sentimenti veri e propri da quelle parole e quelle affermazioni che descrivono pensieri, considerazioni ed interpretazioni.  

Esempio: 

Una moglie si sente sola e vorrebbe un contatto maggiore con il marito, più attenzioni. La signora afferma: “Mi sembra di vivere con un muro, glielo dico sempre”. Ma “Mi sembra di vivere con un muro” non è il modo migliore per portare i suoi sentimenti e i suoi desideri all’attenzione del marito. È più probabile che siano sentiti come una critica piuttosto che come un invito a mettersi in relazione. Tali affermazioni, inoltre, spesso portano a profezie che si auto avverano. Un marito che si sente criticato perché si comporta come un muro, è risentito e scoraggiato e non reagisce, il che conferma l’immagine di muro che la moglie ha di lui. 

COME SI FA? 

Esercizio pratico:

Prova a costruire il vocabolario dei tuoi sentimenti.

Per esprimere i sentimenti è utile servirsi di parole che fanno riferimento ad emozioni specifiche, piuttosto che parole vaghe o generiche che impediscono all’interlocutore di connettersi facilmente con i sentimenti che stiamo davvero provando. Ti indico una piccola lista di sentimenti per aiutarti ad accrescere il tuo potere nel mettere in parole i sentimenti e nel descrivere in modo chiaro un’intera gamma di situazioni emotive:

  • a mio agio
  • affascinato 
  • affettuoso 
  • agitato 
  • allegro 
  • amichevole 
  • baldanzoso 
  • appagato 
  • brillante
  • interessato 
  • ispirato
  • fiducioso
  • frizzante
  • gaio

E adesso continua tu, trova le tue parole per esprimere i tuoi sentimenti  ….

Se vuoi, fammi sapere com'è andata

Puoi sempre approfondire attingendo direttamente all’autore: “Le parole sono finestre oppure muri di Marshall B. Rosenberg” ed. Esserci. 

La prossima settimana ti racconterò il quinto capitolo: “Prendersi la responsabilità dei propri sentimenti”.


venerdì 1 agosto 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 3




L’osservazione e la valutazione sono elementi importanti della comunicazione non violenta soprattutto quando desideriamo esprimere ad un’altra persona come ci sentiamo con chiarezza e onestà. Infatti se mescoliamo l’osservazione e la valutazione, riduciamo la probabilità che gli altri sentano e capiscano quello che vogliamo dire. È importante non mescolare ciò che vediamo con la nostra opinione, solo così ci salveremo dalla confusione. La prima componente della comunicazione non violenta comporta proprio la separazione dell’osservazione dalla valutazione. Quando combiniamo questi due elementi, gli altri saranno meno propensi ad udire una critica e opporranno resistenza a quello che diciamo. La comunicazione non violenta è un linguaggio di processo che scoraggia le generalizzazioni statiche al contrario, le osservazioni dovrebbero essere circostanziate, nel tempo e nel contesto. 

Ad esempio: invece di dire "Alex è un calciatore scadente",  si può dire "Alex non ha segnato nemmeno un gol in 20 partite". Scadente è un giudizio sulla persona, non ha segnato un gol in 20 partite è una semplice osservazione.   

COME SI FA? 

Esercizio pratico:

  1. Seguendo l’esempio di Alex, sopra indicato, prova ad osservare cosa accade    alle tue relazioni quando mescoli osservazione e valutazione

venerdì 25 luglio 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo

 



Provare gioia nel dare e nel ricevere con empatia fa parte della nostra natura. 

Tuttavia ci sono forme di “comunicazione che aliena dalla vita”, che ci portano a parlare e a comportarci in modi che feriscono gli altri e noi stessi. È un po' come con le stalattiti e le stalagmiti, il calcare che le compone è fragile e delicato e il contatto umano può danneggiarle, rallentando la loro crescita e alterandone la forma e il colore. 


Anche la comunicazione umana è delicata e fragile, proprio come queste formazioni calcaree. Ci sono in particolare tre forme di comunicazione che alienano dalla vita e danneggiano forma  e colore delle relazioni:

  1. L’uso di giudizi moralistici che implicano il torto o la cattiveria di coloro i quali non agiscono in armonia con i nostri valori. 

giovedì 17 luglio 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 1




Il cuore della comunicazione nonviolenta può essere riassunto nella bellissima espressione di papa Francesco e ripresa da papa Leone: 

«Dobbiamo disarmare le parole, 

per disarmare le menti e disarmare la Terra. 

C'è un grande bisogno di riflessione, 

di pacatezza, di senso della complessità». 

La comunicazione non violenta proposta da Rosenberg ci aiuta a disarmare le parole, ad usarle con consapevolezza, a metterci in relazione con noi stessi e con gli altri in un modo che permette alla nostra naturale empatia di sbocciare. Ci guida nel ridare forma al modo in cui ci esprimiamo ed ascoltiamo gli altri, concentrando la nostra consapevolezza su quattro aree: che cosa osserviamo, che cosa sentiamo, di che cosa abbiamo bisogno e che cosa chiediamo per arricchire le nostre vite. 

La comunicazione non violenta promuove l’ascolto profondo Il rispetto e l’empatia e genera un desiderio reciproco di dare dal cuore. Alcune persone usano la comunicazione non violenta per rispondere con empatia a se stesse. Altre per dare maggiore profondità alle loro relazioni personali ed altre ancora per costruire relazioni efficaci sul luogo di lavoro o nell’arena politica. In tutto il mondo, la comunicazione non violenta è utilizzata per mediare dispute e conflitti ad ogni livello.  

COME SI FA? 

Esercizio pratico:

quando ti trovi in una situazione di conflitto prova a fermarti un momento e a richiamare alla tua attenzione queste quattro componenti della Comunicazione Nonviolenta:

1. Osservazione: osserva che cosa sta veramente accadendo in una certa situazione; che cosa l’altra persona, sta dicendo o facendo? Che cosa, di quello che dice, sta arricchendo o non arricchendo la tua vita? Il trucco sta nell’essere in grado di articolare questa osservazione senza introdurvi alcun giudizio né alcuna valutazione ma osservare semplicemente quello che altre persone fanno e che a noi piace o non piace. 

2. Sentimenti: ora dichiara a te stesso/a come ti senti. Quando osservi l’azione degli altri sei triste, spaventato/a, gioioso/a, divertito/a, irritato/a …? 

3. Bisogni: dopo aver osservato ciò che accade e aver esplorato i tuoi sentimenti puoi chiedere a te stesso/a quali sono i tuoi bisogni. Conosci i tuoi bisogni? Quali dei tuoi bisogni sono collegati ai sentimenti che hai identificato?    

4. Richiesta: ora sei pronto/a per fare la tua richiesta




Ti faccio un esempio per rendere più chiari i quattro passaggi:

Una madre potrebbe parlare al figlio adolescente attraverso queste tre componenti dicendo: 

”Pierino quando vedo due paia di calze sporche sotto il tavolino da caffè e altre tre paia vicino alla tv, mi sento irritata, perché ho bisogno di maggior ordine nelle stanze che utilizziamo in comune. Saresti disposto, per favore, a portare le calze in camera tua oppure a metterle in lavatrice?” 

Pertanto, possiamo affermare che la Comunicazione Nonviolenta consiste nell’esprimere queste quattro informazioni chiaramente e verbalmente. Infatti se mantieni la tua attenzione centrata sulle componenti suddette ed aiuti gli altri a fare la stessa cosa, puoi stabilire un flusso di comunicazione in entrambe le direzioni, fino al punto in cui l’empatia si manifesta naturalmente senza arrivare al conflitto. 

Provare per credere e, se vuoi, 

fammi sapere com’è andata.

Ma se vuoi approfondire puoi attingere direttamente al libro: "Le parole sono finestre oppure muri" di Marshall B. Rosenberg ed. Esserci. 

Prossimo capitolo: "La comunicazione che blocca l’empatia".

sabato 12 luglio 2025

Le parole sono finestre oppure muri: la comunicazione non violenta.

«In principio Dio creò il cielo e la terra, tutti gli esseri viventi che guizzano nelle acque e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio disse: "La terra produca esseri viventi: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie". Dio vide che era cosa buona e disse: "Facciamo l'uomo”! E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (da Gen 1-2)».

Sì, Dio ha benedetto l’uomo, gli ha dato il privilegio di vivere in questo mondo bellissimo, lo “ha creato per l'incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura. Ma per l'invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono” (Sap 2,23-24). 

Ne fanno esperienza tanti paesi che rompono tutte le regole del vivere civile commettendo atrocità inimmaginabili. Ma senza andare troppo lontano possiamo affermare, senza margine di errore, che anche noi, nel nostro quotidiano, ne facciamo esperienza con parole e azioni, con le quali inneschiamo “guerre”, feriamo persone, arriviamo ad “uccidere”, alziamo muri invalicabili nel nostro piccolo. Non vi è mai capitato? Perdonate, ma non ci credo! Credo, invece, che a volte un nuovo sistema di valori sarebbe utile, ma sembra molto lontano, persino utopistico pensarlo. 

Marshall B. Rosenberg, nel suo libro: Le parole sono finestre oppure muri, ha osato pensarlo e propone la visione di un nuovo sistema di valori. È proprio questo nuovo sistema che vorrei proporti. Te ne proporrò un capitolo in settimana e alla fine del capitolo troverai sempre un esercizio pratico per migliorare le tue relazioni nel qui ed ora, per vivere felice anche nelle fatiche del quotidiano, forse proprio grazie alle tue e altrui fragilità.

Infatti i conflitti, secondo l’autore, possono essere risolti senza ricorrere ai soliti frustranti compromessi, senza innescare battaglie alla “don Chisciotte”. Come si fa?  Occorre che le parti in conflitto si relazionino con rispetto, facciano domande sui bisogni reciproci e, in un’atmosfera libera dalla collera e dai pregiudizi, si connettano attraverso la COMUNICAZIONE NON VIOLENTA. 

Se vorrai, lo faremo insieme, settimana dopo settimana, fidati è possibile ed è bello e soprattutto rende più bella e felice la vita.

Ti aspetto la prossima settimana con il primo capitolo: 

“DONARE DAL CUORE, il cuore della comunicazione nonviolenta.”



Capitolo 1 DONARE DAL CUORE
Capitolo 4 

lunedì 16 ottobre 2023

Mi chiamo Fusco Rosy e sono un counselor psicosintetico

Ciao!
Mi chiamo Fusco sr. Rosy, sono un counselor psicosintetico con modello di intervento Speed Metod. La base teorica è “Lonergan's approach & Spiritual Counseling".
In maniera meno sintetica direi che sono una consacrata (suore di Carità delle sante B. Capitanio  e V. Gerosa, dette di Maria Bambina) e mi occupo di crescita personale tenendo insieme due aspetti molto importanti della nostra vita: la dimensione antropologica, esistenziale, umana e la dimensione teologico-spirituale. 
Ho sperimentato che più teniamo insieme questi due aspetti e più raggiungiamo l’unità interiore, la quale ci permette una maggiore consapevolezza della nostra identità e di conseguenza una vita più unificata e felice. 
Il background, oltre alla scuola pedagogica e alla facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, è il MIS di Milano (Milan Insight School) dove ho affinato il metodo SPEED, metodo che offre un aiuto concreto ed efficace a chi desidera raggiungere i propri obiettivi e la propria serenità personale, familiare e professionale.
Il primo luogo ho acquisito l’attestato di mediatore delle relazioni attraverso lo studio delle life skills, in seguito mi sono diplomata counselor e ho conseguito l’attestato di qualità e di qualificazione professionale del servizio di counselor, ai sensi dell'art. 4 della Legge n. 4/2013 rilasciato da AssoCounseling, associazione professionale di categoria a cui appartengo.
Pertanto offro formazione e ascolto individuale e di gruppo, nelle parrocchie, nelle aziende, nelle scuole e negli ospedali… ovunque c’è qualcuno che vuole vivere una vita armonica per la quale è indispensabile tenere insieme corpo, mente e anima, consapevole che se anche solo una parte dell’essere umano viene trascurata, ne va della felicità della persona e della qualità delle relazioni. Il counseling Spirituale, infatti, tiene in alta considerazione non solo il corpo e la mente, ma anche l’anima attraverso un metodo che consente di scoprire “cosa fare” quando ci si trova in situazione di disagio, malessere e blocco. So bene, per averlo sperimentato, quanto oggi c’è bisogno di essere ascoltati e supportati in questa nostra vita sfidante, impegnativa e spesso logorante, soprattutto se vissuta in solitudine.

Offro uno spazio di ascolto attivo che permette all’altro di ritrovare se stesso.