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venerdì 8 agosto 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 4


Nel terzo capitolo abbiamo detto che l’osservazione è la prima componente della comunicazione non violenta. Bene!  La seconda componente necessaria per esprimere noi stessi sono i sentimenti. Sintetizzando:

  1. Osservare senza valutare
  2. Esprimere come ci si sente, ossia i propri sentimenti

Sviluppando un vocabolario di sentimenti che ci permetta di descrivere le nostre emozioni con chiarezza e specificità possiamo connetterci più facilmente l’uno con l’altro. Permettere a noi stessi di mostrarci vulnerabili esprimendo i nostri sentimenti, può aiutarci a risolvere i conflitti. La comunicazione non violenta distingue l’espressione dei sentimenti veri e propri da quelle parole e quelle affermazioni che descrivono pensieri, considerazioni ed interpretazioni.  

Esempio: 

Una moglie si sente sola e vorrebbe un contatto maggiore con il marito, più attenzioni. La signora afferma: “Mi sembra di vivere con un muro, glielo dico sempre”. Ma “Mi sembra di vivere con un muro” non è il modo migliore per portare i suoi sentimenti e i suoi desideri all’attenzione del marito. È più probabile che siano sentiti come una critica piuttosto che come un invito a mettersi in relazione. Tali affermazioni, inoltre, spesso portano a profezie che si auto avverano. Un marito che si sente criticato perché si comporta come un muro, è risentito e scoraggiato e non reagisce, il che conferma l’immagine di muro che la moglie ha di lui. 

COME SI FA? 

Esercizio pratico:

Prova a costruire il vocabolario dei tuoi sentimenti.

Per esprimere i sentimenti è utile servirsi di parole che fanno riferimento ad emozioni specifiche, piuttosto che parole vaghe o generiche che impediscono all’interlocutore di connettersi facilmente con i sentimenti che stiamo davvero provando. Ti indico una piccola lista di sentimenti per aiutarti ad accrescere il tuo potere nel mettere in parole i sentimenti e nel descrivere in modo chiaro un’intera gamma di situazioni emotive:

  • a mio agio
  • affascinato 
  • affettuoso 
  • agitato 
  • allegro 
  • amichevole 
  • baldanzoso 
  • appagato 
  • brillante
  • interessato 
  • ispirato
  • fiducioso
  • frizzante
  • gaio

E adesso continua tu, trova le tue parole per esprimere i tuoi sentimenti  ….

Se vuoi, fammi sapere com'è andata

Puoi sempre approfondire attingendo direttamente all’autore: “Le parole sono finestre oppure muri di Marshall B. Rosenberg” ed. Esserci. 

La prossima settimana ti racconterò il quinto capitolo: “Prendersi la responsabilità dei propri sentimenti”.


giovedì 17 luglio 2025

Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 1




Il cuore della comunicazione nonviolenta può essere riassunto nella bellissima espressione di papa Francesco e ripresa da papa Leone: 

«Dobbiamo disarmare le parole, 

per disarmare le menti e disarmare la Terra. 

C'è un grande bisogno di riflessione, 

di pacatezza, di senso della complessità». 

La comunicazione non violenta proposta da Rosenberg ci aiuta a disarmare le parole, ad usarle con consapevolezza, a metterci in relazione con noi stessi e con gli altri in un modo che permette alla nostra naturale empatia di sbocciare. Ci guida nel ridare forma al modo in cui ci esprimiamo ed ascoltiamo gli altri, concentrando la nostra consapevolezza su quattro aree: che cosa osserviamo, che cosa sentiamo, di che cosa abbiamo bisogno e che cosa chiediamo per arricchire le nostre vite. 

La comunicazione non violenta promuove l’ascolto profondo Il rispetto e l’empatia e genera un desiderio reciproco di dare dal cuore. Alcune persone usano la comunicazione non violenta per rispondere con empatia a se stesse. Altre per dare maggiore profondità alle loro relazioni personali ed altre ancora per costruire relazioni efficaci sul luogo di lavoro o nell’arena politica. In tutto il mondo, la comunicazione non violenta è utilizzata per mediare dispute e conflitti ad ogni livello.  

COME SI FA? 

Esercizio pratico:

quando ti trovi in una situazione di conflitto prova a fermarti un momento e a richiamare alla tua attenzione queste quattro componenti della Comunicazione Nonviolenta:

1. Osservazione: osserva che cosa sta veramente accadendo in una certa situazione; che cosa l’altra persona, sta dicendo o facendo? Che cosa, di quello che dice, sta arricchendo o non arricchendo la tua vita? Il trucco sta nell’essere in grado di articolare questa osservazione senza introdurvi alcun giudizio né alcuna valutazione ma osservare semplicemente quello che altre persone fanno e che a noi piace o non piace. 

2. Sentimenti: ora dichiara a te stesso/a come ti senti. Quando osservi l’azione degli altri sei triste, spaventato/a, gioioso/a, divertito/a, irritato/a …? 

3. Bisogni: dopo aver osservato ciò che accade e aver esplorato i tuoi sentimenti puoi chiedere a te stesso/a quali sono i tuoi bisogni. Conosci i tuoi bisogni? Quali dei tuoi bisogni sono collegati ai sentimenti che hai identificato?    

4. Richiesta: ora sei pronto/a per fare la tua richiesta




Ti faccio un esempio per rendere più chiari i quattro passaggi:

Una madre potrebbe parlare al figlio adolescente attraverso queste tre componenti dicendo: 

”Pierino quando vedo due paia di calze sporche sotto il tavolino da caffè e altre tre paia vicino alla tv, mi sento irritata, perché ho bisogno di maggior ordine nelle stanze che utilizziamo in comune. Saresti disposto, per favore, a portare le calze in camera tua oppure a metterle in lavatrice?” 

Pertanto, possiamo affermare che la Comunicazione Nonviolenta consiste nell’esprimere queste quattro informazioni chiaramente e verbalmente. Infatti se mantieni la tua attenzione centrata sulle componenti suddette ed aiuti gli altri a fare la stessa cosa, puoi stabilire un flusso di comunicazione in entrambe le direzioni, fino al punto in cui l’empatia si manifesta naturalmente senza arrivare al conflitto. 

Provare per credere e, se vuoi, 

fammi sapere com’è andata.

Ma se vuoi approfondire puoi attingere direttamente al libro: "Le parole sono finestre oppure muri" di Marshall B. Rosenberg ed. Esserci. 

Prossimo capitolo: "La comunicazione che blocca l’empatia".