sabato 1 novembre 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 13
sabato 25 ottobre 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 12
Quando due parti in conflitto hanno avuto entrambe l’opportunità di esprimere completamente quello che osservano, sentono, quello di cui hanno bisogno e ciò che richiedono – e una volta che ciascuna ha dato empatia all’altra – di solito si può arrivare ad una soluzione che soddisfi i bisogni di tutti. Ma in alcune situazioni, tuttavia, la possibilità di svolgere tale dialogo potrebbe mancare, e potrebbe essere necessario l’uso della forza per proteggere la vita di un individuo.
sabato 18 ottobre 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 11
sabato 11 ottobre 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 10
sabato 4 ottobre 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 9
Nei post precedenti abbiamo già visto come la comunicazione non violenta contribuisca a migliorare le nostre relazioni, con gli amici, con la famiglia, sul lavoro e nei contesti politici. Tuttavia, la sua applicazione più importante potrebbe riguardare proprio il modo in cui guardiamo noi stessi.
Se siamo violenti con noi stessi
è
difficile che possiamo offrire genuinamente empatia agli altri.
Quando facciamo degli sbagli, possiamo apprendere dalla comunicazione non violenta, il perdono verso noi stessi e così capire come possiamo crescere invece di farci intrappolare da giudizi moralistici su noi stessi.
Purtroppo, spesso siamo stati educati a valutare noi stessi in modi che ci spingono più ad odiarci che ad apprendere. Invece valutando i nostri comportamenti in termini di bisogni non soddisfatti, lo stimolo al cambiamento proviene non dal senso di vergogna o di colpa, dalla rabbia o dalla depressione, ma dal nostro genuino desiderio di contribuire al benessere nostro e altrui.
La vergogna è una forma di odio verso noi stessi
e le reazioni che vengono intraprese come reazione
al senso di vergogna non sono azioni libere e gioiose.
Coltiviamo l’empatia verso noi stessi anche
quando scegliamo di agire, nella vita di tutti i giorni, solo servendo i nostri
bisogni e valori anziché per dovere,
per ottenere riconoscimenti esteriori,
per evitare la vergogna, il senso di colpa o la punizione. Se
riesaminiamo le azioni onerose cui ci sottoponiamo quotidianamente e traduciamo
“devo” in “scelgo di” riportiamo il gioco e l’integrità nella nostra vita.
Ti è mai capitato di esprimere dei
giudizi verso te stesso/a? A volte lo facciamo nel modo seguente:
- devo proprio
fare qualcosa per dimagrire
- dovrei davvero smettere di fumare
- devo
cominciare a fare più movimento.
Continuiamo a dirci quello che dovremmo fare, ma continuiamo a non farlo, perché in quanto esseri umani non siamo nati per sottometterci agli ordini dei “dovrei” e dei “mi tocca fare questo”, sia che provengano da fuori, sia che vengano da dentro di noi. Se cediamo e ci sottomettiamo a queste pretese, le nostre azioni sono stimolate da un’energia che è priva di gioia vitale.
COME SI FA
AD EVITALO?
Esercizio pratico:
Prova a trattarti con più gentilezza
ed empatia anche quando sbagli e a porre attenzione a tutte le volte che usi il
verbo “dovrei”; prova, se vuoi, a sostituirlo
con il verbo “scelgo di”. Che cosa
accadrà?
Accadrà, per esempio che invece di
dire “dovrei davvero smettere di
fumare” dirai: “scelgo di smettere
di fumare” e lo farai davvero, invece di dire “devo
cominciare a fare più movimento” dirai: “scelgo di fare più movimento” e così
via. Ciò che penserai e sceglierai accadrà! I pensieri e il coraggio di scegliere ciò che desideri, perchè ne hai bisogno, hanno un grande
potere su di te. Non dimenticarlo mai!
Provare per credere e, se vuoi,
fammi sapere com’è andata scrivendo a sr.rosy@hotmail.it.
Sono curiosa!
Puoi sempre
approfondire attingendo direttamente all’autore: “Le parole sono finestre
oppure muri di Marshall B. Rosenberg” ed. Esserci.
La prossima
settimana ti racconterò il decimo capitolo: Esprimere interamente la propria rabbia.
giovedì 17 luglio 2025
Le parole sono finestre oppure muri: capitolo 1
Il cuore della comunicazione nonviolenta può essere riassunto nella bellissima espressione di papa Francesco e ripresa da papa Leone:
«Dobbiamo disarmare le parole,
per disarmare le menti e disarmare la Terra.
C'è un grande bisogno di riflessione,
di pacatezza, di senso della complessità».
La comunicazione non violenta proposta da Rosenberg ci aiuta a disarmare le parole, ad usarle con consapevolezza, a metterci in relazione con noi stessi e con gli altri in un modo che permette alla nostra naturale empatia di sbocciare. Ci guida nel ridare forma al modo in cui ci esprimiamo ed ascoltiamo gli altri, concentrando la nostra consapevolezza su quattro aree: che cosa osserviamo, che cosa sentiamo, di che cosa abbiamo bisogno e che cosa chiediamo per arricchire le nostre vite.
La comunicazione non violenta promuove l’ascolto profondo Il rispetto e l’empatia e genera un desiderio reciproco di dare dal cuore. Alcune persone usano la comunicazione non violenta per rispondere con empatia a se stesse. Altre per dare maggiore profondità alle loro relazioni personali ed altre ancora per costruire relazioni efficaci sul luogo di lavoro o nell’arena politica. In tutto il mondo, la comunicazione non violenta è utilizzata per mediare dispute e conflitti ad ogni livello.
COME SI FA?
Esercizio pratico:
quando ti trovi in una situazione di conflitto prova a fermarti un momento e a richiamare alla tua attenzione queste quattro componenti della Comunicazione Nonviolenta:
1. Osservazione: osserva che cosa sta veramente accadendo in una certa situazione; che cosa l’altra persona, sta dicendo o facendo? Che cosa, di quello che dice, sta arricchendo o non arricchendo la tua vita? Il trucco sta nell’essere in grado di articolare questa osservazione senza introdurvi alcun giudizio né alcuna valutazione ma osservare semplicemente quello che altre persone fanno e che a noi piace o non piace.
2. Sentimenti: ora dichiara a te stesso/a come ti senti. Quando osservi l’azione degli altri sei triste, spaventato/a, gioioso/a, divertito/a, irritato/a …?
3. Bisogni: dopo aver osservato ciò che accade e aver esplorato i tuoi sentimenti puoi chiedere a te stesso/a quali sono i tuoi bisogni. Conosci i tuoi bisogni? Quali dei tuoi bisogni sono collegati ai sentimenti che hai identificato?
4. Richiesta: ora sei pronto/a per fare la tua richiesta
Ti faccio un esempio per rendere più chiari i quattro passaggi:
Una madre potrebbe parlare al figlio adolescente attraverso queste tre componenti dicendo:
”Pierino quando vedo due paia di calze sporche sotto il tavolino da caffè e altre tre paia vicino alla tv, mi sento irritata, perché ho bisogno di maggior ordine nelle stanze che utilizziamo in comune. Saresti disposto, per favore, a portare le calze in camera tua oppure a metterle in lavatrice?”
Pertanto, possiamo affermare che la Comunicazione Nonviolenta consiste nell’esprimere queste quattro informazioni chiaramente e verbalmente. Infatti se mantieni la tua attenzione centrata sulle componenti suddette ed aiuti gli altri a fare la stessa cosa, puoi stabilire un flusso di comunicazione in entrambe le direzioni, fino al punto in cui l’empatia si manifesta naturalmente senza arrivare al conflitto.
Provare per credere e, se vuoi,
fammi sapere com’è andata.
Ma se vuoi approfondire puoi attingere direttamente al libro: "Le parole sono finestre oppure muri" di Marshall B. Rosenberg ed. Esserci.
Prossimo capitolo: "La comunicazione che blocca l’empatia".







